Candele alla vaniglia e saturday’s mood

Tardo pomeriggio di un sabato uggioso qui nella capitale.

Ascolto brani indie rock italiani, la mia migliore amica è pazza di Levante, anticipa ogni evento della sua vita dice, così provo a cercare anche io un po’ di me tra le playlist di Youtube.

Non era previsto di scrivere per il blog, oggi proprio non ero in vena, poi Brunori Sas mi ha dato l’ispirazione in una canzone che si chiama “la verità”,  perché credo che in ogni strofa sia contenuto un piccolo riassunto di cose che mi appartengono, e che vorrei condividere con voi.

Te ne sei accorto sì

Che parti per scalare le montagne

E poi ti fermi al primo ristorante

E non ci pensi più

Questo è un mio classico. Se avessi portato a termine tutte le cose che mi sono prefissata a quest’ora forse sarei una giovane donna appagata. Che lavoro duro negli ultimi tempi per chiudere tutti quei cerchi lasciati aperti! L’unica cosa che in autonomia e senza ripensamenti ho portato a conclusione è stata l’università, il che è tutto dire visto che la laurea ha lasciato dietro di se un tunnel di precariato e disoccupazione senza precedenti. Forse parliamo ancora di quei tempi in cui sceglievo di amare tutto ciò che mi avrebbe portato sofferenza, di certo studiando lettere e cinema era un futuro già scritto.

Ma l’hai capito che non serve a niente

Mostrarti sorridente

Agli occhi della gente

E che il dolore serve

Proprio come serve la felicità

Mostrarmi sorridente mentre dentro piangevo. Probabilmente in Giappone secondo il concetto del “kijo” (mostrarsi forti senza cedere completamente alle emozioni), sarei stata molto apprezzata, ma non penso che il mio “io” abbia particolarmente gradito questo atteggiamento. Quante volte, soprattutto da piccola, sarebbe stato giusto un “mamma sto male”, o un “amica mia, sto provando una sofferenza più grande di me, ti prego stammi vicina”. Sono dovuta arrivare a quasi trent’anni per mostrare all’altro i miei dolori e la mia fragilità.

Te ne sei accorto no

Che non c’hai più le palle per rischiare

Di diventare quello che ti pare

E non ci credi più

Non ci credo più, non come qualche anno fa, quando lasciavo il lavoro da commessa perché volevo vivere per quello che stavo studiando.

Oggi sogno ancora per il futuro, sogno che con la laurea specialistica in un altro ambito culturale io possa finalmente spiccare il volo, ma questa volta difficilmente allontanerei un lavoro sicuro per dedicarmi in todo allo studio, maggior consapevolezza o perdita di un po’ di me per assecondare dei paradigmi sociali?

La verità

È che ti fa paura

L’idea di scomparire

L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi

Prima o poi dovrà finire

La paura di perdere il possesso delle cose, delle persone e di me stessa. Tutto ciò a cui mi sono aggrappata nella vita ad un certo punto mi ha lasciata a piedi scalzi sulla tangenziale, che siano uomini, amici, vizi, oggetti.

In questo momento miro ad una profondità spirituale tale da riuscire a far mio il concetto di “non attaccamento”,  che per me non significa una vita fatta di egoismo e solitudine, ma di avere ben chiaro che tutto è transitorio, e che la mia felicità non può dipendere dagli altri.

Certamente è una dote che devo ancora imparare a sviluppare, dato che la “transitorietà” con la quale il mio ex mi ha lasciata mi fa ancora venire voglia di sfregiargli la macchina con le chiavi.

La verità

È che non vuoi cambiare

Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose

A cui non credi neanche più

Quando dico che mollerei tutto per trasferirmi in mezzo alla natura, che odio la città, che vorrei vivere di pane e amore, che vorrei produrre da sola gli ortaggi ed i prodotti che mangio e vivere di questo, ci credo veramente? Veramente sarei disposta a rinunciare a tutte quelle cose che si acquisiscono seguendo i dettami sociali? Questa società che tanto critico, non sono alla fine anche un po’io?

Grazie Brunori per le domande sollevate e le verità svelate.

A voi il link della canzone.

Con affetto

Dora

 

 

 

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2 thoughts on “Candele alla vaniglia e saturday’s mood

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