Compassione ed empatia, le mie alleate.

Per tutta la vita, ancor prima di aver avuto il primo attacco di panico, ho sofferto di una sorta di ansia sociale che mi ha portata ad essere molto a disagio in contesti pubblici di ogni genere.

Quando parlo di “contesti pubblici” non intendo solo quelle classiche situazioni imbarazzanti per tutti come il parlare davanti a molta gente, ma cose banali come il passeggiare in una via un po’ affollata o andare ad una festa.

Credo che questo mio problema derivi dalle derisioni subite da piccola e nella prima adolescenza per via del mio aspetto fisico. Da bambina uscire di casa era un’umiliazione continua, dalla collega di mamma incontrata per caso che ci teneva a sottolineare quanto fossi paffutella, ai ragazzini che mi fermavano appositamente al mare per ricordarmi che fossi una “cicciona”.

Di conseguenza, ho naturalmente sviluppato un sentimento di odio e diffidenza nei confronti dell’umanità, groviglio sentimentale che ha probabilmente inciso sul mio stato d’ansia generalizzata fino a sfociare nel panico.

Oggi, nonostante il percorso intrapreso, lo sguardo delle persone mi mette ancora profondamente a disagio, ma grazie alla letteratura, al buddismo ed anche un po’ alla mia indole buona e sensibile, ho due alleate fondamentali che intervengono ogni qualvolta scatti quel senso di inadeguatezza e di giudizio negativo verso il prossimo: compassione ed empatia.

La prima volta che mi sono interessata più approfonditamente al termine compassione, è stato durante la lettura del libro di Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” in delle righe che vado a citare:

Nelle lingue che formano la parola compassione non dalla radice “sofferenza” (passio)
bensì dal sostantivo “sentimento”, la parola viene usata con un significato
quasi identico, ma non si può dire che indichi un sentimento cattivo o
mediocre. La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce
diversa e le dà un senso più ampio: avere compassione (co-sentimento) significa
vivere insieme a qualcuno la sua disgrazia, ma anche provare insieme a lui
qualsiasi altro sentimento; gioia, angoscia, felicità, dolore.

Questa compassione (nel senso di soucit, wspòtczucie, Mitgefühl, medkänsla)
designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della
telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimento è il sentimento
supremo.

Quando ho letto queste parole meravigliose e veritiere, ho pensato che la compassione, così intesa, sarebbe dovuta essere estesa non solo alle persone a cui volevo bene o amavo, ma a tutta l’umanità. Questa riflessione mi ha aiutata a perdonare, a leggere negli sguardi delle persone non più giudizio nei miei confronti ma gioia, sofferenza e dolore, sentimenti che sicuramente stavano provando nelle proprie vite. Mi sono sentita un tutt’uno con loro, non più un essere separato che stava conducendo la propria esistenza, ma parte di un sistema molto più complesso.

Ho ritrovato questa considerazione quando ho iniziato a praticare il buddismo, soprattutto nel concetto di “diversi corpi stessa mente” (Itai Doshin).

Secondo il buddismo tra l’altro, la compassione, intesa come sentimento di empatia verso tutti gli esseri viventi, è quel passo fondamentale che conduce alla saggezza, perché permette di superare i ristretti confini dell’ego.

Con affetto, compassione ed empatia,

Dora

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11 thoughts on “Compassione ed empatia, le mie alleate.

  1. Io non soffro di crisi di panico, ma su tante cose che hai scritto, che provavi e che sentivi in certe situazioni..mi ci rivedo molto…il perdere la fiducia nella bontà della gente e diventare diffidenti: questo poi mi calza a pennello! Vorrei provare con la meditazione…perché mi rendo conto che alla fine poi il problema è solo mio e di come vedo le cose… io condivido pienamente il concetto di compassione così come lo racconti nella citazione… vorrei fosse più facile applicarlo con tutti! 😉 per questo sto cercando la strada giusta per me! ❤ bellissimo articolo e continua cosi!

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    1. Grazie infinite per le belle parole.. la strada giusta arriverà, devi solo avere la pazienza e la voglia di sperimentare 🙂
      Ti capisco quando dici che è difficile applicare la compassione a tutti, ma quando ci si riesce che gioia del cuore!
      Tienimi aggiornata sulla ricerca della tua strada ❤

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      1. Hai ragione deve essere magnifico riuscire a applicarlo con tutti! Avevo letto un libro sulla filosofia buddista quando ero in Nepal…piu leggevo più pensavo a quanto bello sarebbe riuscire ad avere quel tipo di mente…ricordo che diceva una cosa che mi è rimasta nella testa piu di tutto ovvero che il principio fondamentale sarebbe: CERCARE DI AIUTARE GLI ALTRI SE È POSSIBILE,MA SE NON È POSSIBILE,ALMENO NON RECARGLI DANNO.ci provo ogni giorno perché penso che sia quello che dovremmo fare tutti! Ti faro sapere se riusciro a migliorare! 😉

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  2. Purtroppo secondo me l’empatia è una cosa che o hai o non hai. Io penso di essere estremamente empatica e questo a volte mi porta a soffrire. Piú vado avanti piú mi accorgo che molte persone non sanno proprio dove stia di casa l’empatia, o forse fanno finta perchè è più comodo…

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    1. La tua sensibilità ed empatia si evince dalle poesie che scrivi, bellissime!
      Purtroppo l’empatia è croce e delizia, se da una parte come giustamente dici fa soffrire di più, dall’altra ti apre al profondo mondo dell” “altro”.
      🙂

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