Mi racconto: perché sono ansiosa ed ipersensibile.

Vorrei, come primo articolo del blog, raccontarvi un po’ di me così da poter porre le basi per una maggiore comprensione di tutti gli articoli che verranno.

Da piccola ero una bambina paffutella, continuamente presa in giro dai compagni di classe. Ho imparato ben presto la vergogna ed il senso di colpa nell’essere ciò che ero, e nel tentativo di dileguarmi il più possibile dai giudizi e dagli sguardi esterni mi chiudevo in me stessa sviluppando il pensiero.

Ricordo che già verso i sei anni arrivavo a formulare pensieri sull’universo, sul senso della vita, sul significato di “vuoto” ed “infinito”, dinamiche che mi hanno portata già in tenera età a sperimentare ciò che in psicologia verrebbe definito “depersonalizzazione”, un senso di totale distacco tra corpo e mente, come se la mia testa all’improvviso si trovasse catapultata in un altro pianeta, lontana dai dolori e dal mondo oggettivo.

I miei genitori, entrambi lavoratori, mi affidavano alla mia nonna materna, donna di una personalità complessa, segnata da un’infanzia difficile che l’ha portata ad un attaccamento affettivo di amore e odio verso un uomo autoritario, violento ed egoista, mio nonno.

Nonna era buona con me, ma purtroppo inconsapevolmente mi nutriva di un affetto malato composto da iperprotezione, ansia e tanto, tanto cibo.

All’età di dieci anni un avvenimento cruciale: mio padre fallisce la sua attività commerciale, e nell’impossibilità economica di continuare a pagare l’affitto io, i miei genitori ed il mio fratellino di cinque anni ci trasferiamo dai nonni dei quali ho accennato poc’anzi.

La convivenza è difficile, iniziano i litigi, mio padre fa le valigie e se ne va.

Io nel frattempo entro nell’età dell’adolescenza, sono una ragazza irrequieta e fragile, cerco di trovare la mia sicurezza in amicizie che a posteriori si potrebbero definire “nocive”, nella sperimentazione del sesso e delle droghe leggere.

La comitiva è stata parte integrante dei miei difficili anni di crescita, veleno e medicina. Se da una parte mi sentivo protetta dal branco dall’altra vivevo continue denigrazioni e violenze.

I miei diciotto anni coincidono con una serie di eventi che vorrei elencare qua sotto perché ognuno degno di rilevante importanza:

. la scoperta dell’alcolismo di mio padre;

. l’approdo in una nuova scuola che segna l’incontro che cambierà la mia vita in meglio,      quello con la professoressa di lettere che mi farà amare sconsideratamente la letteratura e  la poesia;

. una sofferta interruzione di gravidanza;

. l’inizio degli attacchi di panico.

Da qui, come in un film, vorrei fare un salto temporale ai giorni nostri, perché ciò che sono oggi, nel bene e nel male, sintetizza tutto il lavoro che ho fatto fin ora da quell’ormai lontano 2007.

Vivo ancora con ansia ed attacchi di panico che però oggi ho imparato quasi a gestire del tutto. Ho preso consapevolezza del mio corpo imparando finalmente ad amarlo anche nelle sue “rotondità”, con un’attenzione, pur se non costantissima, verso il cibo sano e l’attività fisica.Ho intrapreso un percorso con una psicoterapeuta che mi ha aiutata ad analizzare la mia infanzia e le mie dinamiche famigliari per capire meglio chi sono e da dove vengo. Ho recentemente perso quell’attitudine, appresa probabilmente da mia nonna e da mia mamma, nell’attaccarmi affettivamente a uomini avidi di sentimenti, violenti psicologicamente e fisicamente, denigranti e castranti. Amo lo studio e devo molto a tutte le arti che mi hanno letteralmente salvato la vita, perché nei miei attacchi di ipocondria profonda mi fanno sentire immortale. Ho imparato ad apprezzare la mia sensibilità e fragilità pur convivendo costantemente con una società che ti vuole forte e scaltro. L’incontro con le filosofie orientali, in particolare con il Buddismo, è stato un toccasana sia per la mia serenità che per quella di chi mi sta attorno.

Approfondirò tutti questi argomenti nei prossimi articoli del mio blog, sperando che scriverne sarà un’ulteriore terapia sia per me che per chi mi legge.

With love,

Dora.

 

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23 thoughts on “Mi racconto: perché sono ansiosa ed ipersensibile.

  1. Cara Nuova amica…grazie del follow che ho ricambiato con piacere…ho letto la tua accorata presentazione senza veli…ho letto con rispetto e attenzione…cosa che farò con gli altri tuoi post…a leggerci, allora…Dora

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  2. Ciao, mi son venuti i brividi. Non tanto per le disavventure, sembrerebbe di volerti compatire. Rabbrividisco al pensiero di quante persone non riescono a esternare, accettare e prendere consapevolezza di ciò che sono e dei sentimenti (del dolore) . Perché metabolizzare è doloroso, si ha paura, si rifiuta di confrontarsi con la realtà che ci sembra troppo, ma troppo cruda e crudele. I disturbi legati all’ansia sono frequentissimi e non riconosciuti, sottovalutati. Gli attacchi di panico non si possono spiegare se non a chi li ha già avuti : emozioni troppo forti, il tuo corpo fuori controllo e la convinzione di morire. Sai cosa, la tua storia credo servirà a molti. E’ una dimostrazione di come si può sopravvivere , ricominciare a vivere e a convivere con quello che siamo. Il cambiamento fa paura ma è inevitabile- E’ davvero apprezzabile che tu ne abbia parlato con così naturale schiettezza e mettendoti a nudo. E’ una qualità , in questo mondo, più unica che rara. Un abbraccio 😉

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    1. Cara Stella, è un piacere leggere il tuo commento, sia perché in qualche modo mi sento capita, sia perché le tue parole sono uno stimolo per il proseguimento di questo blog, nato con non pochi sentimenti di imbarazzo e titubanza iniziali.
      Quello che dici è vero, di ansia e panico si parla ancora troppo poco, sono problematiche frequentissime ed invalidanti che spesso portano a chiudersi a riccio in un infinito circolo vizioso fatto di solitudine e sofferenza rispetto a ciò che si prova.
      Scrivere di questi argomenti spero possa aiutare chi si trova nella mia stessa situazione 🙂
      Un abbraccio forte e grazie per la visita!

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  3. Ho letto l’articolo tutto d’un fiato!
    Arrivata alla fine mi sono emozionata.
    Non posso capire come ti sei sentita, però intorno a me ho due persone (famigliari molto importanti) che hanno e stanno soffrendo di attacchi di panico e ansia.
    Posso solo dirti Forza e che sarà un piacere leggerti.
    Da te posso imparare moltissimo.

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    1. Cara Camilla, sono io emozionata nel leggere che attraverso la mia esperienza io possa essere utile a qualcuno che condivide il mio stesso dolore.
      Un abbraccio di incoraggiamento a te e ad i tuoi famigliari ❤

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  4. Ciao Dora, felice di essere arrivato a te…non foss’altro anche solo per il nome che è bellissimo!!
    Complimenti per il racconto, hai molta Forza e non lo sai

    😀 😀

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  5. E da oggi ci sono anche io ! Per quel che può contare un EVENTO del genere 🙂 Secondo me scambieremo parecchi pareri, abbiamo parecchie cose in comune. Tu però, a differenza mia, hai il dono della sintesi e quindi è un piacere leggerti. Riesci a comunicare (ed emozionare, coinvolgere, ecc.) in poche righe. Ciao !

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  6. Ciao Dora, ti seguo anch’io. Mi è piaciuto il tuo modo onesto di presentarti. Non è facile trovare questa franchezza in rete. E una chiarezza che probabilmente è anche il frutto del “lavoro” di scavo che stai facendo. Brava. 🙂

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  7. Un articolo meraviglioso, complimenti. Ti auguro tutto il meglio e spero che il mio blog, tra leggerezza e sentimento, facezie e storie vere, possa strapparti qualche sorriso di tanto in tanto. Buona vita.

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